Centrostorico Oggi a Genova 

Più di 10mila a cena nei carruggi: il centro storico mostra la sua forza e “contagia” Molassana

Tavoli preparati per 6mila persone, ma presenze ben oltre le attese: la Cena condivisa ha riempito la città vecchia da Prè a Soziglia, tra volontari, comitati, cittadini, musica e balli finali

Il centro storico ha apparecchiato per 6mila persone e ne ha accolte più di 10mila. È il dato, concreto e simbolico insieme, della Cena condivisa del centro storico, che ieri sera ha trasformato i caruggi in una lunga tavolata popolare, da condividere senza barriere e senza palchi, con ognuno chiamato a portare qualcosa da mangiare, sedersi accanto agli altri e diventare parte di un’unica comunità.

I posti erano esauriti da tempo, ma l’afflusso è stato molto superiore alle previsioni. Per far spazio a tutti è stato necessario stringersi, alternarsi sulle panche, organizzare turni spontanei e adattare l’assetto della serata al fiume di persone arrivate non solo da Genova, ma anche da fuori città. Le tavolate si sono allungate dalla Commenda fino ai Macelli di Soziglia, riempiendo strade e piazze di presenze, voci, piatti condivisi e relazioni. È stata una serata senza confini di alcun genere, né di età, né di nazionalità, né di orientamento sessuale. Giovani e anziani e persone provenienti dai quattro angoli della terra che vivono in città hanno condiviso il loro cibo. Forte la presenza delle trans del ghetto dell’associazione Princesa, fondata da don Andrea Gallo, che hanno creduto nell’iniziativa sin dalla prima edizione.

L’iniziativa, promossa da alcuni comitati del centro storico e sostenuta da molte aziende del territorio, ha avuto il patrocinio del Municipio Centro Est, con la partecipazione della presidente Simona Cosso, e del Comune di Genova, rappresentato dalla sindaca Silvia Salis insieme a una rappresentanza della giunta comunale. A tenere insieme la macchina organizzativa è stata soprattutto la rete dei volontari, moltissimi, impegnati nell’allestimento, nell’accoglienza, nella gestione dei tavoli e nello sgombero finale. Motore operativo dell’evento è stato Christian Spadarotto, al lavoro con il gruppo che da tempo porta avanti l’idea di una città vecchia vissuta, partecipata e riconosciuta per la sua energia positiva.

Per la prima volta la Cena condivisa ha avuto anche una “succursale” fuori dal centro storico, a Molassana. Un segnale importante: il modello della tavolata aperta, del quartiere che si organizza e si racconta attraverso la presenza dei cittadini, può uscire dai caruggi e parlare ad altre parti della città. Non solo una festa, quindi, ma una dimostrazione di forza civica.

Il messaggio emerso dalla serata è chiaro: i cittadini ci sono e vogliono che la città vecchia viva. E quando i vicoli si riempiono di persone, famiglie, gruppi di amici, volontari e attività, la vita diventa anche presidio, attenzione, sicurezza. La partecipazione restituisce spazio pubblico, cambia la percezione dei luoghi e mostra un volto del centro storico spesso oscurato dalle emergenze e dai problemi.

Alla fine, mentre i tavoli venivano smontati e le ultime sedie rimesse a posto, nei carruggi si è continuato a cantare e ballare. È stata la chiusura più naturale per una serata nata per condividere una cena e diventata, ancora una volta, una dichiarazione collettiva d’amore per Genova e per la sua città vecchia.


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